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11.03.2019

"Sogno un Paese-Parco"

Ambiente, intervista al ministro Costa:

“I giovani salveranno il clima. Ora sogno un Paese-Parco”

Incentivi fiscali e meno burocrazia per chi voglia entrare nelle aree tutelate: ”Stiamo diventando un traino per l’Europa”

di Virginia Della Sala

Un sogno: fare in modo che chi vive, lavora o risiede in un parco naturale abbia una serie di vantaggi. Infrastrutturali, burocratici, fiscali. È l’obiettivo massimo del ministro dell’Ambiente Sergio Costa: fare in modo che per i comuni e i cittadini sia desiderabile rientrare nel perimetro di un’area tutelata. “In questo modo tutta l’Italia potrebbe gradualmente diventare un parco, che significa meno trivellazioni, meno consumo di suolo e meno cemento”.

Ministro Costa, che tipi di incentivi immagina?
Dalle riduzioni Irpef per il fotovoltaico, al supporto alla mobilità sostenibile, passando per i bandi per le scuole, crediti di imposta per iniziative ecocompatibili, l’agricoltura biologica senza pesticidi o attività con certificazioni verdi. Chi vive e lavora nei parchi sarà un attrattore di green economy. L’ambiente è una risorsa, il futuro.

E a tal proposito, il 15 marzo è la giornata di mobilitazioni di giovani e studenti contro il cambiamento climatico.
Il pianeta si sta surriscaldando oltre il dovuto. Lo hanno certificato a ottobre le Nazioni Unite, ma basta guardarsi intorno: l’inverno somiglia alla primavera e di colpo ci troviamo tra un uragano inaspettato, una tromba d’aria o precipitazioni fuori norma. I giovani lo hanno percepito prima di tutti, sono il vero stimolo. All’ultima conferenza Onu sul clima (Cop24, ndr) ho proposto l’istituzione di una Children Cop, una Cop per i bambini, per dare dignità istituzionale a questo movimento, inserirlo ufficialmente dove si decide il futuro del pianeta.

I giovani sono trainanti sui temi ambientali?
Sì. Quando ero bambino, in pieno boom economico, non si parlava mai di ambiente. Nessuno credeva che l’auto inquinasse, né che lo sviluppo industriale dovesse andare di pari passo con la tutela dell’atmosfera: erano concetti che non appartenevano al dibattito. Ora, invece, la sensibilità ambientale aumenta. I giovani sono meno strutturati degli adulti, si rendono conto della realtà, vedono e capiscono. Arrivano prima sulle cose. Vanno ascoltati e per farlo gli si deve dare voce.

In Italia, com’è la sensibilità ambientale?
È cresciuta tantissimo, soprattutto nei nuclei familiari che hanno intercettato i problemi prima delle istituzioni. Aumenta l’attenzione al rapporto tra ambiente e salute. Nei comitati spontanei, nell’associazionismo, si lega la costruzione del proprio futuro con quello ambientale. Ora le istituzioni devono fare la loro parte

Come?
Con leggi nuove e innovative, ma anche con il miglioramento della prassi. Spesso ci sono ottime norme ma applicate male, bloccate nei gangli della burocrazia amministrativa. Abbiamo costituito una commissione di sburocratizzazione ambientale, metà attori della Pa e metà del privato. È venuto fuori che per i siti di interesse nazionale – quindi bonifiche e messe in sicurezza – sono state fatte, in questi anni, oltre 1.600 conferenze dei servizi interlocutorie. Una media di 6-7 anni per ogni sito. Assurdo.

E fuori dall’Italia com’è la situazione?
In Ue, nel consiglio dei ministri dell’Ambiente l’Italia ha assunto una leadership molto forte. A ottobre abbiamo posto sul tavolo il taglio del 40 % delle emissioni di C02 dei veicoli, mentre l’accordo di Parigi parla del 30% e i paesi dell’ex cortina di ferro del 22. Siamo riusciti a fare blocco con la Francia, abbiamo convinto la Spagna e dopo 16 ore di trattative abbiamo ottenuto di chiudere al 35. È questa la direzione per il cambiamento, alzare l’asticella senza paura.

Non teme ricadute industriali?
No. Abbiamo tecnologie ambientali avanzatissime, siamo il Paese che esporta la maggiore e migliore tecnologia ambientale a livello planetario. Non dobbiamo quindi temere il cambiamento. Penso solo alla bioplastica: è nostra, è la migliore al mondo e dobbiamo tutelarla.

Parliamo delle trivelle. Come va oggi? Crisi passata?
È stato tutto metabolizzato. Mi assicurerò che la moratoria serva per il piano di gestione e per tutelare tutte le fragilità del Paese. Inoltre ho emesso una direttiva ministeriale per le Valutazioni ambientali che prevede, prima delle autorizzazioni, che si comunichi dove vanno a finire i rifiuti, come saranno trattati e quanti siano insieme ai dettagli del piano di dismissione dei pozzi e delle trivelle. Garanzie ambientali anticipate indispensabili.

Nei giorni scorsi c’è stata polemica anche sull’Ilva tra proteste, inquinamento e per la possibilità che l’immunità penale scada a fine marzo…
L’avvocatura generale dello Stato ha già escluso sia automatica, tanto che il gip di Taranto ha sollevato una questione di costituzionalità sulla norma. In questa incertezza, abbiamo scritto una legge che presenterà il Mise e che tra qualche settimana dovrebbe arrivare in consiglio dei Ministri. Prevede la cancellazione dell’immunità e crea il più grande sito di interesse nazionale attorno a Taranto: unico, che dialoghi con il governo e che fornisca dati univoci e monitoraggi precisi. Per il resto, non potendo cambiare il contratto stipulato con Calenda, abbiamo previsto un addendum ambientale che anticipa la copertura dei parchi minerari per il 50% al 30 aprile 2019, il resto a fine anno. E abbiamo stabilito che quando hanno attività produttiva supplementare, non aumentino anche le emissioni. C’è massimo monitoraggio e attenzione. E anche per Taranto ho un sogno.

Quale?
La nascita di un santuario dei cetacei nel Golfo di Taranto.

Da Il Fatto Quotidiano dell'11 marzo 2019